Come aumentare le vendite con l’email marketing

Vendere di più con l’email marketing: il punto non è inviare più email Se vuoi aumentare le vendite con l’email marketing, la prima tentazione è spesso quella sbagliata: aumentare il numero di newsletter, [...]

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By Last Updated: Settembre 4th, 202610,9 min read
Come aumentare le vendite con l’email marketing

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Vendere di più con l’email marketing: il punto non è inviare più email

Se vuoi aumentare le vendite con l’email marketing, la prima tentazione è spesso quella sbagliata: aumentare il numero di newsletter, aggiungere offerte, inserire più pulsanti e sperare che prima o poi qualcuno compri.

Io partirei esattamente dall’altra parte.

Chi stai contattando? Perché dovrebbe ascoltarti? E cosa è già successo tra quella persona e la tua azienda?

Perché una cosa è inviare una promozione a chi non ti conosce. Un’altra è scrivere a un cliente che ha già acquistato tre volte. Un’altra ancora è parlare con qualcuno che ha appena scaricato una guida e sta cercando di capire se puoi davvero risolvergli un problema.

È qui che l’email marketing smette di essere “mandare newsletter” e diventa uno strumento commerciale molto più interessante.

TL;DR: per generare più vendite non serve bombardare il database. Serve acquisire contatti con un motivo valido, segmentarli, costruire fiducia, proporre l’offerta nel momento opportuno e misurare ciò che succede dopo il click.

Perché l’email diventa ancora più importante mentre cambia la ricerca online

Per anni uno dei grandi obiettivi del marketing digitale è stato abbastanza semplice da spiegare: porta più persone sul sito.

SEO, Google Ads, social, referral, marketplace. Più traffico significava più opportunità.

Quel principio non è sparito, ma il percorso con cui una persona scopre un’azienda è diventato molto meno lineare.

Google integra oggi le AI Overviews, sintesi generate con l’intelligenza artificiale che possono fornire informazioni direttamente nella pagina dei risultati e includere link per approfondire. Accanto a queste esperienze c’è anche AI Mode, che permette ricerche più articolate e conversazionali.

Questo non significa che i click siano destinati a sparire. Significa però che non possiamo più dare per scontato che ogni ricerca produca lo stesso percorso verso il nostro sito.

Ed è qui che entra in gioco una cosa molto concreta: quando una persona decide volontariamente di instaurare una relazione con il tuo brand — iscrizione, richiesta, acquisto, download — non sei più costretto a ricominciare da zero ogni volta che vuoi raggiungerla.

Il Santo Graal non è quindi semplicemente essere primi su Google. È riuscire a trasformare una parte della visibilità che conquisti in relazioni che puoi sviluppare nel tempo.

Traffico e vendite non sono la stessa cosa

Puoi avere 100.000 visite e pochissime vendite. Oppure molto meno traffico ma un pubblico più vicino all’acquisto e una strategia capace di accompagnarlo.

Per questo la domanda interessante non è soltanto:

“Come faccio ad avere più visite?”

ma anche:

“Cosa succede dopo che una persona arriva?”

Se entra, legge una pagina e sparisce per sempre, hai ottenuto attenzione. Se invece trova un motivo reale per lasciarti un contatto, iscriversi, chiedere informazioni oppure acquistare, hai iniziato a costruire qualcosa di molto più prezioso.

Attenzione però: non ogni visita deve diventare per forza un’iscrizione. Sarebbe una pretesa abbastanza curiosa.

Il compito è creare occasioni pertinenti per continuare la relazione quando esiste un interesse reale.

1. Costruisci una mailing list che abbia un motivo per esistere

La prima base per vendere tramite email è ovvia, ma spesso viene affrontata male: devi avere persone a cui scrivere.

Non un elenco di indirizzi comprati, recuperati chissà dove o accumulati negli anni senza sapere più da dove arrivino. Una mailing list che funziona nasce da contatti che hanno un motivo comprensibile per essere lì.

Se una persona non ti conosce ancora, chiediti cosa puoi offrirle prima di pretendere il suo indirizzo.

Non c’è trucco, non c’è inganno: devi dare un motivo.

Può essere:

  • una guida realmente utile;
  • un template;
  • un assessment;
  • un webinar;
  • una prova del servizio;
  • un coupon, se ha senso per il tuo eCommerce;
  • un contenuto o strumento che risolve un piccolo problema concreto.

È la logica del lead magnet: offrire qualcosa di valore per trasformare un visitatore anonimo in un contatto che ha scelto di continuare la relazione.

Il punto non è “regalare un PDF”. Il punto è creare uno scambio che abbia senso.

Se il materiale che prometti è mediocre, l’utente ha appena imparato qualcosa sul tuo brand. Solo che probabilmente non è ciò che volevi insegnargli.

2. Non trattare tutta la lista allo stesso modo

Immagina di entrare in un negozio dove il commesso dice esattamente la stessa frase a chiunque entri.

Cliente nuovo? Stessa frase.

Cliente storico? Stessa frase.

Persona che ha comprato ieri? Stessa offerta del prodotto appena acquistato.

Non sarebbe una grande esperienza. Eppure online lo facciamo continuamente.

Per vendere di più con l’email marketing devi capire che la lista non è il segmento.

Puoi dividere i contatti in base a:

  • fase del rapporto con l’azienda;
  • prodotti o servizi acquistati;
  • interessi dichiarati;
  • contenuti richiesti;
  • comportamenti realmente utili alla strategia;
  • frequenza e valore degli acquisti;
  • tipologia di azienda o profilo, soprattutto nel B2B.

La segmentazione delle liste serve esattamente a questo: rendere il messaggio più pertinente.

E pertinente non significa inquietante.

C’è una bella differenza tra capire che un cliente ha acquistato una stampante e quindi proporgli materiali compatibili, e scrivergli un messaggio così dettagliato da farlo chiedere se lo stai osservando dalla finestra.

3. Prima di vendere, costruisci il contesto per vendere

Una delle idee più costose nel marketing è pensare che ogni contatto acquisito sia immediatamente pronto a comprare.

Magari qualcuno lo è. Molti no.

Per questo esiste il lead nurturing: accompagnare il contatto fornendo informazioni, prove, esempi e risposte utili prima di chiedergli di fare il passo successivo.

Non significa mandare quindici email “educative” soltanto perché un funnel letto su LinkedIn dice che la vendita deve avvenire alla sedicesima.

Significa capire quali dubbi separano quella persona dall’acquisto.

Nel B2B potrebbero essere:

  • quanto costa davvero la soluzione;
  • quanto tempo serve per implementarla;
  • quali risultati può produrre;
  • come si integra con ciò che l’azienda utilizza già;
  • quali rischi comporta cambiare;
  • perché dovrebbe scegliere te invece di un concorrente.

In un eCommerce le domande possono essere completamente diverse: qualità, spedizione, resi, compatibilità, disponibilità, recensioni, convenienza.

Le email servono anche a eliminare progressivamente questi attriti.

4. Vendere a chi è già cliente è diverso dal vendere a chi non ti conosce

Uno degli errori più comuni è concentrare quasi tutto il budget sull’acquisizione e poi dimenticarsi del cliente appena ha pagato.

In realtà dopo il primo acquisto iniziano altre opportunità:

  • riacquisto;
  • cross-sell;
  • upsell;
  • rinnovo;
  • adozione di funzionalità o servizi aggiuntivi;
  • recensioni e referral;
  • recupero di clienti che stanno diventando inattivi.

Ma attenzione: il fatto che qualcuno abbia già comprato non significa che tu abbia ottenuto un lasciapassare per mandargli qualsiasi cosa.

Devi continuare a essere rilevante.

Un cliente che ha acquistato una volta ha già superato una barriera importante: ti ha dato fiducia. Il tuo compito è non sprecarla.

Qui spesso l’email ha un vantaggio notevole: puoi utilizzare ciò che conosci della relazione per costruire comunicazioni più sensate.

Non male, vero?

5. Usa l’automazione per reagire agli eventi, non per inviare più rumore

L’automazione è utilissima quando elimina attività ripetitive e rende più tempestiva la comunicazione.

Una persona si registra: welcome email.

Scarica una risorsa: follow-up pertinente.

Acquista: conferma, onboarding o istruzioni.

Abbandona un processo: eventuale promemoria, quando appropriato.

Mostra un interesse concreto: percorso dedicato.

Quando colleghi trigger, condizioni, tempi e azioni stai costruendo un email marketing workflow.

Ma c’è una regola che vale la pena ricordare: automatizzare qualcosa di irrilevante non lo rende rilevante.

Lo rende solo più efficiente nel disturbare le persone.

6. Non inviare sempre email commerciali

Se ogni email significa “compra”, il destinatario impara molto velocemente cosa aspettarsi.

E dopo un po’ potrebbe smettere persino di aprirle.

Puoi alternare comunicazioni differenti:

  • guide e approfondimenti;
  • casi reali;
  • novità utili;
  • dietro le quinte;
  • risposte alle domande più frequenti;
  • survey;
  • contenuti riservati;
  • offerte e promozioni, quando hanno senso.

Se ti servono esempi più concreti, abbiamo raccolto anche 7 tipi di email da inviare e quando utilizzarle.

La vendita non deve sparire. Deve avere un contesto.

7. Scrivi email che sembrino scritte da qualcuno

Le persone comprano da aziende, certo. Ma le aziende comunicano attraverso persone.

Una voce riconoscibile, un mittente comprensibile e un tono coerente possono fare molto più di una personalizzazione finta costruita inserendo `{nome}` in cinque punti della mail.

“Ciao Mario, abbiamo pensato proprio a te” non è personalizzazione se hai inviato esattamente lo stesso messaggio a 47.000 persone.

Firma quando ha senso. Permetti di rispondere quando il tipo di comunicazione lo consente. E soprattutto scrivi come parleresti realmente al tuo cliente.

Non devi per forza diventare informale. Devi evitare di diventare artificiale.

8. Offerta, timing e CTA: rendi semplice comprare

Puoi avere il database migliore del mondo, una segmentazione perfetta e un copy spettacolare. Ma se l’offerta non è interessante o il passo successivo è incomprensibile, la vendita non arriva per magia.

Una email commerciale dovrebbe rendere chiare almeno quattro cose:

  • cosa stai proponendo;
  • perché dovrebbe interessare al destinatario;
  • perché dovrebbe agire adesso, se esiste davvero un motivo;
  • cosa deve fare per procedere.

La call to action non deve essere necessariamente aggressiva.

In un eCommerce può essere “Acquista”. In un servizio B2B ad alto valore può essere molto più naturale “Prenota una call”, “Richiedi una valutazione” oppure persino “Rispondi a questa email”.

La CTA corretta dipende dalla distanza che separa il contatto dall’acquisto.

9. Misura le vendite, non soltanto aperture e click

Questa sembra un’ovvietà, ma vale la pena dirla.

Se l’obiettivo è aumentare le vendite, non puoi fermarti a:

  • quante email hai inviato;
  • quante sono state aperte;
  • quante persone hanno cliccato.

Sono informazioni utili, ma devi collegarle a ciò che succede commercialmente.

Obiettivo Metriche utili
Acquisire interesse Clic, risposte, richieste, iscrizioni qualificate
Generare opportunità Lead qualificati, call prenotate, preventivi
Vendere Conversioni, ordini, fatturato attribuito
Far riacquistare Repeat purchase, rinnovi, valore cliente
Mantenere sana la lista Disiscrizioni, bounce, complaint, engagement

Il click non paga le fatture. È semplicemente uno dei passaggi che possono portare al risultato.

10. Email marketing e AI: dove può aiutarti davvero

L’intelligenza artificiale può essere utile anche nell’email marketing, ma eviterei di trasformarla nell’ennesima bacchetta magica.

Può aiutarti a:

  • analizzare dati e pattern;
  • riassumere feedback e risposte;
  • generare varianti di copy da testare;
  • classificare interessi;
  • supportare la personalizzazione;
  • individuare opportunità nei dati disponibili.

Ma non sostituisce la strategia.

Se non sai chi stai cercando di convincere, quale problema risolvi e perché la tua offerta dovrebbe essere interessante, aggiungere AI al processo ti permette soprattutto di produrre più velocemente materiale poco utile.

Il database è un asset importante, ma non è un lasciapassare

Una relazione email diretta ha un vantaggio strategico: dipende meno dalla distribuzione organica concessa da social network e motori di ricerca.

Ma “la lista è tua” non significa “posso farci qualsiasi cosa”.

Ci sono consenso, privacy, deliverability, preferenze del destinatario e qualità del dato.

Il permission marketing non è una formalità burocratica. È parte del valore del database.

Preferisco una lista più piccola di persone realmente interessate rispetto a una montagna di indirizzi che ignorano sistematicamente tutto ciò che inviamo.

Un modello semplice per aumentare le vendite con l’email marketing

Se dovessi riassumere tutto in un processo, userei questo:

  1. Attrai persone coerenti con ciò che vendi.
  2. Converti parte dell’audience in contatti con una proposta di valore.
  3. Segmenta in base a ciò che sai realmente.
  4. Nutri la relazione quando il contatto non è ancora pronto.
  5. Proponi l’offerta quando esiste un contesto sensato.
  6. Automatizza ciò che è ripetibile.
  7. Misura vendite, opportunità e valore, non soltanto metriche di superficie.
  8. Migliora il processo utilizzando ciò che impari.

Niente formula segreta.

Ma se ogni passaggio migliora anche soltanto un po’, l’effetto complessivo può essere molto diverso dal semplice “mandiamo un’altra newsletter venerdì”.

Domande frequenti

L’email marketing funziona ancora per vendere?

Sì, quando esistono una lista di qualità, un’offerta valida e una strategia coerente. Il fatto che il canale esista da molti anni non lo rende automaticamente efficace: i risultati dipendono da come viene utilizzato.

Quanto spesso devo inviare email commerciali?

Non esiste una frequenza universale. Dipende dal tipo di business, dalla relazione con il destinatario, da ciò che hai promesso e dal valore delle comunicazioni. Meglio evitare regole rigide valide per tutti.

Devo offrire uno sconto per vendere tramite email?

No. Lo sconto è soltanto una delle leve possibili. Puoi vendere attraverso utilità, urgenza reale, differenziazione, dimostrazione del valore, prova sociale, servizio, contenuti e relazione.

È meglio una newsletter o una sequenza automatica?

Servono a scopi differenti. La newsletter può mantenere una relazione ricorrente; una sequenza automatica è più adatta quando vuoi accompagnare una persona attraverso passaggi collegati a un evento o a una fase precisa.

In conclusione

Il ruolo dell’email marketing non è diventato meno interessante perché Google, i social e l’intelligenza artificiale continuano a cambiare il modo in cui scopriamo contenuti e aziende.

Semmai diventa ancora più evidente una cosa: non puoi costruire tutta la tua strategia su audience che devi riconquistare da zero ogni giorno.

Acquisire un contatto non significa aver acquisito un cliente. Ma ti dà la possibilità di costruire una relazione, capire meglio il suo interesse e continuare la conversazione.

Ed è questa la parte che conta.

Non cercare di inviare più email. Cerca di inviare email più pertinenti alle persone giuste, nel momento in cui possono davvero servire.

Poi guarda cosa succede alle vendite.

Se vuoi costruire o migliorare una strategia capace di collegare acquisizione, database, nurturing e conversione, puoi contattarci.

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About the Author: Gentian Hajdaraj

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Gentian Hajdaraj è titolare di Web Marketing Aziendale e lavora nel digitale dal 2008. Si occupa di strategia di crescita, lead generation, prodotti SaaS, automazione e intelligenza artificiale applicata ai processi aziendali. È autore di “Le nuove regole del Web Marketing” ed “eCommerce Reload”.

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