Upselling e cross selling, aumenta così le tue vendite

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Sono due strategie di marketing particolarmente utilizzate negli ultimi anni da molti brand prestigiosi: upselling e cross selling.

Se vendi online (e-commerce, servizi, SaaS, infoprodotti) c’è una verità che prima o poi ti sbatte in faccia: puoi lavorare mesi per portare traffico e lead… e poi lasciare sul tavolo un sacco di soldi proprio quando il cliente è pronto a comprare.

Ecco perché upselling (o upsell) e cross selling sono così potenti: aumentano il valore della vendita nel punto più “caldo” del funnel, quando il cliente ha già deciso di acquistare.

Descrizione breve: differenza tra upselling e cross-selling

L’upselling (upsell, up selling, up-sell, up sold) è la pratica di incoraggiare il cliente ad acquistare un prodotto o una versione di valore maggiore rispetto a quella che sta per comprare.

Il cross-selling (vendita incrociata) invece invita il cliente ad acquistare prodotti o servizi correlati, complementari o aggiuntivi rispetto a quello scelto.

Sebbene spesso vengano usati come sinonimi, in realtà hanno obiettivi e meccaniche diverse:

  • Upsell (upselling) = “Stai per comprare X? Ti propongo X migliore (più completo, più potente, più premium).”
  • Cross sell = “Stai per comprare X? Ti serve anche Y per usarlo al meglio.”

Upselling e cross-selling sono entrambi molto vantaggiosi se eseguiti correttamente, perché aumentano le entrate senza i costi ricorrenti tipici di tanti canali di marketing (ads, influencer, lead generation, ecc.).

>> Leggi anche: Cross-Selling: più che una vendita, la vendita perfetta

Ma perché funzionano davvero e permettono di aumentare sensibilmente le vendite?

Upselling e cross selling sono un “mix letale” nel marketing: potremmo definirli come l’arte e la scienza di aumentare il valore medio di ogni cliente nel momento in cui è più predisposto a dire sì.

Dopo ti dimostrerò tutto il loro potenziale. Intanto, vediamo perché upselling e cross selling funzionano davvero e ti fanno guadagnare molto di più (sì, spesso “migliaia di euro in più”, se hai già volumi decenti).

Secondo una definizione comune:
upselling significa indirizzare il cliente verso un prodotto più costoso (e qualitativamente migliore) rispetto a quello che è orientato ad acquistare.
Cross selling, invece, è la vendita di un prodotto o servizio in più rispetto a quanto richiesto dal cliente (che ha già confermato il primo acquisto).

Perché upselling e cross selling funzionano davvero?

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Ci sono motivi psicologici e pratici che rendono le strategie di upsell così efficaci (e spesso sottovalutate).

Tieni a mente queste cose:

  • Upsell e cross selling funzionano perché il cliente ha già preso la decisione più importante: comprare.
  • Il momento migliore per fare una vendita è quando il cliente ha il portafoglio già aperto.
  • Hai già superato l’ostacolo più grande: la fiducia (almeno quel tanto che basta per completare l’ordine).
  • Hai già contesto su bisogni e preferenze: sai cosa sta acquistando e puoi proporre qualcosa di coerente.

Questo è il punto: l’upselling non è “spingere roba in più”. È aumentare valore (reale o percepito) nel momento giusto.

E qui succede una cosa interessante: molte analisi e case study in e-commerce mostrano che l’upsell sulle pagine prodotto può incidere molto più del cross sell quando parliamo di revenue diretta, mentre il cross selling tende a performare meglio in checkout e post-acquisto (quando l’acquisto è ormai deciso).

Traduzione: non è “upsell o cross sell”. È upsell + cross sell, in punti diversi del percorso d’acquisto.

Il vero motivo (quello che molti ignorano)

Quando un cliente sta per acquistare, in testa ha già una micro-storia:
“Ho scelto questo. Questo mi serve. Questo risolve il mio problema.”

Se tu, con un upsell fatto bene, gli dici:
“Guarda che c’è una versione che lo risolve meglio (o più velocemente, o con più sicurezza, o con più risultati)…”
non stai cambiando la storia. La stai rendendo più forte.

E se con il cross selling gli dici:
“Per usare davvero bene questo prodotto, ti serve anche questo accessorio/servizio…”
non stai vendendo in più. Stai evitando frustrazione dopo l’acquisto.

La differenza tra upselling e cross selling

upselling e cross selling

Esempio

Upselling e cross selling vengono comunemente confusi. E spesso questi due termini vengono usati come sinonimi.
Tuttavia, c’è una differenza enorme.

Vediamola con l’esempio classico (semplice, chiaro e brutale).

Diciamo che un cliente sta per acquistare un computer portatile 13″ di fascia media a 800€.

Cos’è l’Upselling

Dopo aver selezionato l’articolo che vuole (il laptop), al cliente vengono immediatamente presentate opzioni superiori:

  • stesso laptop, ma con processore più potente
  • più RAM
  • SSD più grande
  • display migliore
  • garanzia premium inclusa

In questo caso, chi vende sta cercando di fare un upsell, cioè indurre il cliente a comprare un computer più potente e costoso di quello che aveva inizialmente scelto.

In sostanza si sta cercando di convincere il cliente a spendere di più per lo stesso tipo di prodotto.

Esempio reale (capitato a tutti):
vai a comprare uno smartphone e il venditore ti propone la versione con più memoria o la versione “Pro”, spiegandoti perché “ti conviene” per foto, prestazioni e durata nel tempo.
Questo è upselling. Questo è upsell fatto nel modo giusto (se è coerente con il tuo bisogno).

Upsell “pulito” vs upsell “sporco”

Upsell pulito = upgrade logico, con beneficio chiaro.
Upsell sporco = proposta troppo distante dal budget o inutile rispetto all’uso del cliente.

Regola pratica utile: un upsell tende a funzionare meglio quando è “vicino” al prezzo originale (molti consigliano un range tipo 25–50% in più, non il triplo).

Cos’è il Cross selling

Fare cross selling significa offrire al cliente un prodotto di una categoria diversa rispetto all’acquisto principale, ma complementare.

Esempio classico:
quando vai a comprare uno smartphone, il venditore ti propone una cover o una pellicola protettiva.

L’obiettivo deve essere sempre lo stesso: farlo offrendo al cliente un beneficio ancora maggiore o un vantaggio quasi irrinunciabile.

Ecco alcuni cross sell tipici (quelli che funzionano davvero):

  • smartphone → cover / vetro / caricatore
  • laptop → mouse / borsa / estensione garanzia
  • scarpe running → calze tecniche / soletta / antivesciche
  • software → onboarding / training / pacchetto supporto
  • servizio → consulenza extra / pacchetto implementazione

Il caso Expedia

Siti di viaggio come Expedia sono molto bravi nel cross selling.
Prenoti un volo e ricevi subito suggerimenti su hotel, noleggio auto e servizi turistici.

È cross selling puro: “Hai comprato A, spesso ti serve anche B.”

Expedia

Expedia è un perfetto esempio di cross selling

Expedia è un perfetto esempio di cross selling

Anche le banche lo fanno:
stai aprendo un conto → ti propongono carta extra, assicurazione, pacchetto premium.

Fare un buon cross selling non significa solo convincere il cliente a spendere di più:
significa rendere la vita più facile al cliente, evitare problemi dopo l’acquisto e aumentare soddisfazione (e recensioni).

Upselling e cross selling: cosa cambia nel 2026 (e perché oggi funzionano anche di più)

Rispetto a qualche anno fa, oggi upselling e cross selling non sono più solo “tecniche da venditore”.

Sono diventate leve di crescita misurabili e scalabili perché puoi:

  • personalizzare le proposte (behavior, storico ordini, segmenti)
  • A/B test in modo continuo
  • automatizzare con email e marketing automation
  • fare upsell post-acquisto con 1 click
  • usare AI e recommendation engine (anche semplici) per suggerimenti coerenti

E soprattutto, con l’aumento del costo ads, diventa sempre più importante far crescere:

  • AOV (valore medio ordine)
  • LTV (valore del cliente nel tempo)
  • Margine (non solo fatturato)

Upselling e upsell sono una scorciatoia “intelligente” per farlo, perché lavorano su clienti che hai già conquistato.

Dove inserire upsell e cross sell: i punti più profittevoli del funnel

Molti sbagliano qui: fanno upselling “a caso” e poi dicono che non funziona.

In realtà, upsell e cross sell vanno inseriti in punti precisi.

1) Pagina prodotto (momento “scelta”)

Qui l’upselling funziona benissimo perché il cliente sta confrontando e decidendo.

Esempi efficaci:

  • “Versione Pro” con confronto chiaro
  • Upgrade RAM/SSD prima di aggiungere al carrello
  • Taglie / bundle migliori (“conviene”) in modo trasparente

Non a caso, molte analisi citano che l’upsell su pagina prodotto può incidere sensibilmente sulle vendite, mentre il cross sell in quel punto spesso rende meno.

2) Carrello (momento “controllo”)

Qui il cliente ricontrolla. Se aggiungi troppa roba, lo distrai. Quindi:

  • 1–2 proposte massimo
  • solo complementi davvero utili
  • valore espresso in una frase (non un romanzo)

3) Checkout (momento “decisione finale”)

Qui, spesso, il cross selling dà il meglio. Perché l’acquisto principale è ormai deciso, e il cliente è in modalità “chiudiamo”.

Molte citazioni su PredictiveIntent riportano che il cross selling può crescere quando viene proposto in aree chiave come il checkout (anziché sulla pagina prodotto).

4) Post-acquisto (momento “sì facile”)

Questo è un paradiso spesso ignorato. Hai già il pagamento, la fiducia è alta, e puoi fare:

  • upsell post-acquisto (upgrade immediato)
  • cross sell “aggiungi all’ordine” prima della spedizione
  • downsell se rifiuta (opzione più economica ma coerente)

5) Email / CRM (momento “relazione”)

Qui l’upsell è spesso più “educativo”:

  • tutorial + proposta upgrade
  • case study + pacchetto premium
  • sequenze per riacquisto con cross sell intelligente

Strategie Push e Pull

Le strategie Push e Pull sono approcci di marketing utilizzati per spingere o tirare prodotti verso il mercato e i consumatori.

Ecco come si collegano a upselling e cross selling (perché sì, si collegano eccome).

Strategia Push

Definizione:

La strategia Push (spinta) coinvolge lo “spingere” i prodotti verso il mercato. Nel mondo dell’upsell significa: mettere l’offerta davanti al cliente nei punti giusti.

Caratteristiche:

  • Previsione della domanda: decidi prima quali upsell offrire, basandoti su margini e dati.
  • Offerte strutturate: bundle, upgrade, garanzie, “pro”.
  • Incentivi: sconti upgrade, benefit extra, spedizione inclusa.

Vantaggi:

  • Controllo totale su cosa proponi e quando.
  • Facile da scalare e automatizzare.
  • Ottimo per aumentare l’AOV.

Svantaggi:

  • Se è troppo aggressiva, aumenta l’abbandono.
  • Rischio di proporre upsell non pertinenti.

Strategia Pull

Definizione:

La strategia Pull (tirare) si basa sulla domanda reale e sulla richiesta del cliente. Nel mondo upselling significa: far desiderare l’upgrade prima ancora di proporlo apertamente.

Caratteristiche:

  • Valore percepito: confronti chiari tra versioni.
  • Prove sociali: recensioni, case study, “più scelto”.
  • Educazione: contenuti che mostrano perché la versione superiore è migliore.

Vantaggi:

  • Upsell più “naturale”, meno resistenza.
  • Migliore customer experience.
  • Più fiducia nel brand.

Svantaggi:

  • Richiede contenuti e posizionamento più curati.
  • È meno immediata, ma spesso più sostenibile.

Applicazioni comuni (quello che fanno i migliori)

  • Molte aziende combinano Push e Pull: educano prima (Pull) e poi propongono l’upsell nel punto giusto (Push).
  • Nei SaaS è la norma: prima vedi limiti/funzionalità (Pull), poi ti propongono il piano superiore (Push).

Meglio fare up selling o cross selling?

È un dilemma molto comune: meglio fare upselling o cross selling? Su cosa dovresti concentrarti?

Dipende dal tuo business, ma tieni bene presenti questi due punti:

  • L’upselling spesso rende di più su pagina prodotto (upgrade logico).
  • Il cross selling spesso rende di più in checkout e post-acquisto (aggiunta complementare).

In diverse citazioni ricorrenti su PredictiveIntent/Econsultancy si riporta che l’upsell su pagine prodotto può guidare una quota di vendite superiore rispetto al cross sell in quello stesso punto, mentre il cross selling migliora quando proposto in aree come il checkout.

Quindi no: non è “uno meglio dell’altro”.
È dove e come li usi.

Effetti collaterali dell’up-selling (quando l’upsell ti fa perdere vendite)

Proprio così: fare upsell può sembrare facile, ma serve una strategia precisa.
Perché l’upselling fatto male crea effetti collaterali veri:

  • Confusione (troppe opzioni, troppo confronto)
  • Pressione (il cliente si sente “spremuto”)
  • Sfida al budget (proposta troppo distante)
  • Perdita fiducia (se sembra una furbata)
  • Abbandono carrello (specialmente in mobile)

Per questo, prima di proporre un prodotto più costoso, è bene:

  • conoscere i margini
  • capire i bisogni reali
  • proporre upgrade coerenti
  • mantenere una UX semplice (1–2 scelte)

Un buon upsell deve sembrare una “scelta intelligente”, non una “spinta commerciale”.

Le 7 regole d’oro per un upselling che converte (e non dà fastidio)

Se vuoi fare upsell sul serio, queste regole ti salvano da errori costosi.

1) L’upsell deve essere coerente

“Più caro” non basta. Deve essere “più adatto”, “più efficace”, “più sicuro”, “più veloce”, “più duraturo”.

2) Beneficio espresso in una frase

Non servono 10 bullet point. Serve una frase che spiega perché conviene.

Esempio:
“Con +8GB RAM apri più programmi senza rallentamenti.”

3) Riduci la frizione: 1 click, non 12

Se per fare upsell costringi il cliente a ricominciare da capo, hai già perso.

4) Non offrire 8 opzioni (ne basta 1)

La libertà eccessiva uccide le conversioni. 1 upsell principale + 1 alternativa (massimo).

5) Upsell vicino al prezzo originale

Una proposta troppo distante spaventa. Per questo molti consigliano di mantenere l’upgrade in un range “ragionevole” rispetto al prezzo iniziale.

6) Usa prova sociale

“Più scelto”, “consigliato”, recensioni, case study. Non per manipolare, ma per ridurre l’ansia da scelta.

7) Se rifiuta, non punirlo

Se il cliente dice no all’upsell, perfetto. Non deve sentirsi “sbagliato”. L’importante è che completi l’acquisto principale.

Un esempio pratico: senza cross selling saresti nei guai…

Non sono pratiche nuove: ci sono realtà che da anni fanno upselling e cross selling sia nel marketing tradizionale che in quello digitale.

Le tecniche di upselling e cross selling, se ben eseguite, portano aumento ricavi perché aumentano vendite per lo stesso cliente.
Però il beneficio non dev’essere a senso unico: anche l’esperienza del cliente deve essere migliore.

Con upselling e cross selling efficaci si fa in modo che:

  • il cliente scelga il prodotto giusto per lui
  • abbia tutto il necessario per usarlo al meglio
  • sia più soddisfatto
  • tu guadagni di più

Le pile (batterie stilo e ministilo) sono un esempio perfetto di cross-sell per i prodotti che non vengono venduti con pile incorporate.

Non solo aumentano il valore totale della spesa, ma impediscono al cliente di comprare qualcosa che non possa usare immediatamente.

E ora immagina la scena (che hai già vissuto o visto):

Un papà compra una macchinina radiocomandata per suo figlio.
Il bimbo apre il regalo, gli occhi si illuminano, vuole provarla subito.

Ma senza pile… niente.
Zero.
Game over.

Ecco perché quel cross selling (le pile) non è “vendere in più”.
È evitare una delusione.
E un cliente che non si delude è un cliente che torna.

Upselling nel B2B e nei servizi: qui si fanno i soldi veri

Molti associano l’upselling solo agli e-commerce.
Errore.

Nei servizi e nel B2B, l’upsell spesso vale molto di più perché aumenta:

  • ticket medio
  • margine
  • ricorrenza

Esempi concreti (servizi):

  • Sito web → SEO + contenuti (cross sell)
  • SEO → CRO / conversion rate optimization (upsell o cross sell)
  • Campagne ads → gestione landing + tracking avanzato (upsell)
  • Consulenza → pacchetto implementazione (upsell)
  • Audit → retainer mensile (upsell)

Qui la chiave è una: non vendere “ore”, vendi risultati.
L’upsell diventa “più risultato”, non “più costo”.

Le metriche da controllare se fai upselling (altrimenti stai andando a caso)

Vuoi capire se upsell e cross sell stanno funzionando davvero?
Non guardare solo il fatturato totale.
Guarda queste metriche:

  • AOV (Average Order Value): sale?
  • Take rate upsell: quante persone accettano l’upsell?
  • Cart abandonment: aumenta dopo aver aggiunto upsell?
  • Margine: l’upsell migliora il profitto o solo il fatturato?
  • Refund / resi: aumentano? (se sì, stai promettendo troppo)
  • NPS / recensioni: migliorano? (se sì, l’offerta è utile davvero)

Se il tuo upsell aumenta l’AOV ma peggiora conversione e resi, stai facendo “upselling tossico”.
Se aumenta AOV e mantiene conversione, sei sulla strada giusta.

Gli errori più comuni che distruggono l’upsell (anche se hai traffico)

Questi errori li vedo continuamente.

  • Upsell non pertinente: proponi qualcosa che non c’entra con l’acquisto.
  • Troppa scelta: 6 upgrade diversi. Il cliente si blocca e se ne va.
  • Prezzo troppo distante: l’upgrade sembra una trappola.
  • Beneficio poco chiaro: “versione premium” ma non spieghi perché conviene.
  • UX pesante: pop-up invasivi, pagine lente, layout confuso.
  • Cross sell che sembra “spazzatura”: accessori inutili solo per alzare scontrino.

Se vuoi essere aggressivo, fallo su acquisition.
Su upsell e cross sell devi essere intelligente.

Conclusione: upselling e cross selling non sono “trucchi”, sono strategia

Upselling (upsell) e cross selling non sono tecniche da “furbacchioni”.
Sono leve strategiche che, se fatte bene, migliorano:

  • fatturato
  • margini
  • customer experience
  • fidelizzazione

E se vuoi un ultimo concetto da portarti a casa è questo:
l’upselling migliore è quello che il cliente, dopo aver comprato, pensa: “meno male che me l’hanno proposto”.

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13,3 min readPublished On: Febbraio 11th, 2026Last Updated: Febbraio 12th, 2026Categories: Web Marketing, Ecommerce, Marketing wiki, Strategie e Tecniche di MarketingTags: , ,

About the Author: Gentian

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Gentian Hajdaraj, titolare di Web Marketing Aziendale, è un Lead Generation Strategist che lavora nel mondo del marketing online da oltre dieci anni. E' autore del libro: “Le Nuove Regole del Web Marketing” & "eCommerce Reload".

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