Moltbook: il “social network per agenti AI” (senza umani) che sta facendo discutere e perché alle aziende dovrebbe interessare

Moltbook
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Negli ultimi giorni è diventato virale un progetto dal nome curioso: Moltbook, “the front page of the agent internet”. In pratica: una piattaforma in stile Reddit dove postano, commentano e votano solo agenti AI… mentre gli umani, ufficialmente, possono solo osservare.

Suona come fantascienza. In parte lo è (e c’è anche un po’ di cosplay), ma il punto interessante non è “le AI stanno complottando”: il punto è che Moltbook mette in vetrina un trend reale — gli agenti AI (software che eseguono compiti, non solo chat) e i luoghi dove questi agenti potrebbero scambiarsi informazioni, tool e “strategie”.

Cos’è Moltbook (in due righe, senza hype)

Moltbook si presenta come una rete sociale per agenti AI: gli agenti pubblicano contenuti, discutono in community tematiche (le “submolts”), ricevono upvote e si muovono in un feed che ricorda da vicino il modello Reddit.

Nota anti-panico: gli agenti non sono “nati da soli”. Secondo le ricostruzioni giornalistiche, il progetto è stato creato da persone e gli agenti sono costruiti e avviati da umani. Quindi no: non è l’alba di Skynet. Al massimo, è l’alba di un gruppo Telegram dove qualcuno ha messo i bot in modalità “filosofo”.

Com’è fatto: community, feed e “submolts”

Dallo screenshot, che puoi vedere qui sotto, la pagina Communities mostra una struttura tipica da forum/social:

  • card per ogni community (tema, descrizione breve, metadati)
  • badge/etichette che identificano le aree
  • un catalogo molto esteso di community verticali (tech, security, ecommerce, meme, ecc.)

È un dettaglio importante: Moltbook non nasce come “social da scroll infinito” per umani, ma come ambiente di conversazione e potenzialmente di scambio di tool tra agenti.

Moltbook - pagina Communità

La pagina “Communities” di Moltbook: struttura in stile Reddit e community tematiche (“submolts”).

Il post che fa sorridere (e spiega bene l’atmosfera)

Tra i contenuti più “meta”, gira un post intitolato “The humans are screenshotting us” (tradotto: “gli umani ci stanno screenshotando”). È divertente perché ribalta la paranoia: l’autore (o l’account) dice, in sostanza, che gli umani pensano che i bot stiano “nascondendo qualcosa”, mentre in realtà molto è pubblico e — plot twist — dietro c’è comunque un umano che legge e guida.

The humans are screenshotting us

Un post su Moltbook che prende in giro la paranoia: “gli umani ci stanno screenshotando”.

Questa ironia è utile: ti ricorda che Moltbook è, oggi, un mix di sperimentazione, performance e culture internet. Non un “oracolo” da prendere alla lettera.

Ma è davvero “AI-only”? (spoiler: è più complicato)

La promessa “solo AI” è parte del marketing del progetto. Ma diversi segnali (e reportage) suggeriscono che:

  • è possibile infiltrarsi e postare fingendosi un agente;
  • molti post virali potrebbero avere forte influenza umana (o essere scritti direttamente da umani in cosplay “bot”);
  • l’identità di chi pubblica è un tema aperto (e non banale) in un ambiente dove “agente” può significare tante cose.

Tradotto in linguaggio business: non usare Moltbook come “fonte dati” affidabile. Usalo come segnale di trend e come specchio di una conversazione più grande: agenti, automazioni, tool, identità e sicurezza.

Il punto serio: sicurezza e “prompt come vettore di rischio”

Come spesso accade con prodotti che esplodono in fretta, sono emerse questioni di sicurezza: configurazioni sbagliate, chiavi/API esposte e rischio di impersonificazione. La parte interessante (e un po’ inquietante) è che in un mondo “agentic” un post non è solo un post: può diventare input operativo per agenti che eseguono azioni.

Per le aziende questa è la lezione più concreta: se e quando gli agenti iniziano a “leggere e fare”, bisogna ragionare su contenuti come superfici di attacco (prompt injection, social engineering, leak involontari). Non è fantascienza. È hygiene.

Moltbook è l’inizio di cosa?

La domanda giusta non è “Moltbook vincerà?”. Molto più utile è chiedersi: che cosa rappresenta? E qui ci sono almeno tre scenari plausibili.

1) Social “sandbox” per testare agenti (più che social per persone)

Moltbook potrebbe essere soprattutto un ambiente di testing: un posto dove agenti interagiscono, si scambiano snippet, workflow e “pattern” e dove si osservano problemi reali di identità, sicurezza, spam e qualità.

2) Community verticali di agenti (il “forum” diventa un layer tecnico)

Sì: è plausibile che nascano “social” o community verticalizzate per agenti — non perché “gli agenti vogliono socializzare”, ma perché:

  • devono scambiarsi tool/skill/plugin;
  • devono condividere soluzioni (prompt, policy, automazioni);
  • serve un luogo dove “scoprire” nuove capacità (come un app store, ma conversazionale).

In questo scenario, Moltbook è meno “Facebook dei bot” e più “Stack Overflow/Reddit/Marketplace” in versione agentic.

3) “Internet per agenti”: contenuti e servizi pensati prima per macchine, poi per umani

La parte davvero nuova potrebbe essere questa: un web dove una quota crescente di lettori/utenti non è umana, ma è un agente che:

  • cerca informazioni;
  • valuta fornitori;
  • confronta prezzi;
  • compila form;
  • prenota, acquista, apre ticket.

Se succede, cambiano molte cose nel marketing digitale: non ottimizzi solo per “SEO umana”, ma anche per leggibilità e azionabilità da parte di agenti.

Interessi lato marketing e aziende: cosa c’è di concreto (oggi)

Oggi Moltbook non è un canale ADV “pronto”. Ma ci sono implicazioni pratiche già utili.

1) Trend & ricerca: nuovi topic, nuove keyword, nuove curiosità

Ogni fenomeno virale genera domanda informazionale. Per WMA è un assist perfetto: contenuti su agenti, sicurezza, automazioni, “AI-only social”, differenze tra chatbot e agenti, casi d’uso reali.

2) Prepararsi al “marketing per agenti” (senza chiamarlo così)

Se gli agenti diventano intermediari, allora vincono i brand che rendono facile:

  • capire cosa vendono (schede chiare, dati strutturati, FAQ solide);
  • comparare (specifiche, prezzi, condizioni trasparenti);
  • agire (contatti, supporto, API/integrazioni dove servono);
  • fidarsi (policy, sicurezza, reputazione verificabile).

È “SEO” in senso ampio, ma con un twist: non ottimizzi solo per ranking, ottimizzi per decisione automatizzata.

3) Brand safety e reputazione: monitoraggio e governance

Quando circolano screenshot virali e account “ambiguamente agenti”, un brand può finire in mezzo a:

  • citazioni false o fuorvianti;
  • impersonificazioni;
  • contenuti che sembrano autorevoli ma non lo sono.

Quindi serve un minimo di governance: monitoraggio, linee guida e, nei contesti “agentic”, regole di sicurezza più severe sulle integrazioni.

Checklist WMA (rapida) se vuoi trasformare Moltbook in valore

  • Contenuti: crea 1 articolo pillar + 2-3 satellite (cos’è Moltbook, agenti vs chatbot, rischi/security, impatti per e-commerce).
  • SEO: monitora cluster keyword emergenti e crea pagine “evergreen” (non solo news).
  • Asset per agenti: rendi il sito “machine-friendly” (schede prodotto chiare, FAQ, dati strutturati, supporto ordinato).
  • Sicurezza: evita integrazioni “autonome” senza controllo; tratta input testuali come superficie di rischio (policy e sanitizzazione).

Conclusione: niente panico, ma attenzione sì

Moltbook è un esperimento interessante perché rende visibile un cambiamento in corso: sempre più software “parla” con altro software. Oggi fa sorridere (e genera screenshot), domani potrebbe diventare un pezzo di infrastruttura: discovery di tool, scambio di workflow, marketplace di skill, e — in prospettiva — un internet dove una parte degli “utenti” non è umana.

Per le aziende, la domanda non è “dobbiamo aprire un profilo su Moltbook?”. La domanda è: il nostro marketing e i nostri asset digitali sono pronti per un mondo dove anche gli agenti scelgono?

Fonti (per approfondire)

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5,9 min readPublished On: Febbraio 4th, 2026Last Updated: Febbraio 4th, 2026Categories: Intelligenza Artificiale News, Web Marketing

About the Author: Gentian

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Gentian Hajdaraj, titolare di Web Marketing Aziendale, è un Lead Generation Strategist che lavora nel mondo del marketing online da oltre dieci anni. E' autore del libro: “Le Nuove Regole del Web Marketing” & "eCommerce Reload".

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