Come generare Lead con Google Ads

generare Lead con Google Ads
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Generare lead con Google Ads nel B2B è una delle strategie più potenti per portare opportunità commerciali reali in azienda. Ma è anche una delle attività più fraintese: molte imprese si aspettano risultati immediati come nel B2C, mentre nel business-to-business il percorso decisionale è più lungo, più razionale e spesso coinvolge più persone (titolare, responsabile acquisti, operations, amministrazione, IT, consulenti esterni).

Quando parliamo di lead generation con Google Ads nel B2B, non stiamo parlando solo di “fare contatti”. Stiamo parlando di costruire un sistema che:

  • intercetta domanda consapevole (chi sta già cercando una soluzione);
  • qualifica l’interesse (chi è davvero un potenziale cliente);
  • nutre la relazione (chi non è pronto oggi, ma lo sarà tra settimane o mesi);
  • misura il valore (non solo CPL, ma pipeline e vendite reali).

Nel panorama dell’advertising online, Google Ads resta il canale più “diretto” per intercettare aziende che cercano: un fornitore, un partner, un software, una consulenza, un impianto, un servizio tecnico, una soluzione industriale. Per questo, se ben progettato, Google Ads diventa un motore prevedibile di opportunità commerciali.

In questa guida vediamo come generare lead con Google Ads nel B2B in modo serio e sostenibile: dalla strategia keyword alla struttura account, dalla landing page alle automazioni, fino al ruolo dell’AI e del predictive bidding. Troverai anche un’impostazione “pillar SEO” con collegamenti a CRM, SEO e Demand Intelligence (per trasformare Ads in un ecosistema, non in una spesa isolata).

Perché Google Ads è strategico per il B2B

Nel B2B la domanda non si “crea” solo con la comunicazione: spesso esiste già, ma è dispersa tra ricerche specifiche, urgenze operative, comparazioni tra soluzioni e richieste di preventivo. Google Ads è potente perché intercetta l’intento.

Quando un utente cerca “software gestione commesse per azienda edile” o “fornitore packaging alimentare certificato”, non sta facendo intrattenimento. Sta dichiarando un bisogno. E se arrivi con il messaggio giusto, nel momento giusto, su una pagina giusta, quella ricerca può trasformarsi in lead qualificato.

In sintesi, i vantaggi della lead generation con Google Ads in ambito B2B sono:

  • domanda consapevole: intercetti utenti già interessati;
  • targeting ad alto intento: keyword e segmentazioni mirate;
  • controllo dei costi: budget, offerte, aste, limitazioni;
  • scalabilità: puoi crescere con metodo (non a caso);
  • misurabilità: puoi collegare lead → SQL → vendite.

Attenzione però: questo funziona se ragioni da sistema. Se fai “annunci generici + homepage”, nella maggior parte dei settori B2B paghi click costosi e ottieni contatti poco utili.

1) Identifica il target B2B: non basta “chiunque abbia bisogno”

target di riferimento

Nel B2B il target non è una persona, è un’azienda. E dentro l’azienda ci sono ruoli, priorità e vincoli diversi. Per questo la prima fase è definire con chiarezza chi vuoi attirare e chi vuoi escludere.

Segmentare correttamente il target di riferimento significa lavorare su parametri concreti:

  • settore (manifattura, servizi, edilizia, logistica, software, sanità, ecc.);
  • dimensione (micro imprese, PMI, mid-market, enterprise);
  • area geografica (locale, nazionale, Europa);
  • ruoli decisionali (CEO, responsabile tecnico, acquisti, IT);
  • capacità di investimento (budget compatibile con l’offerta).

Questo passaggio è cruciale perché influenza tutto: keyword da presidiare, copy, landing, modulo, budget e persino la scelta tra campagne Search e campagne “push” (Demand Gen / YouTube).

Un esempio semplice: se vendi un servizio B2B con ticket medio alto, non vuoi lead curiosi che cercano “prezzi bassi” o “gratis”. In quel caso la strategia include keyword negative, landing più selettive e moduli qualificanti.

2) Analizza domanda e mercato: nel B2B l’intento vale più del volume

Nel B2B molte keyword hanno volumi più bassi rispetto al B2C. Ma ciò che conta è l’intento. Una keyword da 200 ricerche al mese può portare 5 lead molto buoni e 1 cliente ad alto valore, e valere più di una keyword “grande” ma generica.

Comprendere il volume di ricerca (senza farsi ingannare)

Il Keyword Planner di Google Ads ti aiuta a stimare il volume. Ma non guardare solo i numeri: guarda la qualità della query. Alcune keyword informative (es. “cos’è un ERP”) hanno molta domanda, ma spesso conversione bassa se non hai un funnel adeguato.

Keyword long-tail: il vero oro del B2B

Le query long-tail sono più specifiche, meno competitive e spesso più “vicine” alla decisione. Esempi tipici:

  • “software gestione manutenzione impianti industriali”
  • “consulenza iso 27001 per PMI”
  • “fornitore componenti cnc su disegno”
  • “agenzia lead generation B2B per aziende SaaS”

Queste keyword non portano migliaia di click. Portano il tipo di click che conta.

Stagionalità e finestre decisionali

Nel B2B la stagionalità non è sempre “estate/inverno”. Spesso è legata a budget annuali, scadenze fiscali, pianificazioni di produzione, rinnovi contrattuali. Google Trends può aiutarti, ma ancora di più ti aiuta il dato interno: quando arrivano richieste? quando si chiudono ordini? quali mesi sono migliori?

Analisi competitor: capisci come si posizionano gli altri

Un modo rapido per capire quanto è “caldo” un mercato è osservare cosa comunicano gli altri inserzionisti: quali promesse fanno, quali offerte spingono, quali leve usano (demo, preventivo, consulenza, case study).

Strumento molto utile: Trasparenza di annunci e inserzionisti su Google

Trasparenza di annunci e inserzionisti su Google


Trasparenza di annunci e inserzionisti su Google

Questa analisi non serve per copiare. Serve per capire come differenziarti: se tutti promettono “qualità”, tu devi essere più specifico (tempi, certificazioni, metodo, risultati, numeri).

3) Struttura funnel B2B: perché non tutti i lead sono pronti oggi

Uno degli errori più comuni nella lead generation con Google Ads è trattare tutte le ricerche come se fossero equivalenti. Nel B2B, invece, devi ragionare per livelli di consapevolezza.

Bottom Funnel (alta intenzione)

Qui trovi ricerche con termini come “preventivo”, “fornitore”, “costo”, “demo”, “azienda”, “consulenza”. Queste keyword di solito generano i lead più qualificati.

Middle Funnel (comparazione e valutazione)

Qui trovi ricerche tipo “miglior CRM per aziende”, “ERP vs gestionale”, “software per manutenzione industriale recensioni”. Sono utenti che stanno valutando: se li intercetti bene, puoi guidarli verso la scelta.

Top Funnel (consapevolezza e problema)

Qui trovi ricerche informative: “come ridurre tempi di produzione”, “come gestire commesse”, “cos’è la ISO 9001”. Qui spesso non chiudi subito, ma puoi creare una relazione con lead magnet, webinar, contenuti e remarketing.

La differenza tra una campagna che “brucia budget” e una che costruisce pipeline è proprio questa: funnel + nurturing + misurazione.

4) Tipologie di campagne Google Ads per generare lead B2B

Per generare lead con Google Ads nel B2B non esiste “una campagna”. Esiste un mix di campagne che copre domanda diretta e domanda latente. Vediamo le principali.

Campagne Search: la base della lead generation B2B

Le campagne Search intercettano ricerche ad alto intento. Nel B2B, la Search è spesso la fonte migliore di lead qualificati. Per renderla efficace servono:

  • gruppi annunci coerenti (tema unico);
  • keyword mapping su landing dedicate;
  • strategie di match ben gestite (phrase/exact, broad con controllo);
  • keyword negative aggiornate;
  • annunci RSA scritti con logica B2B (beneficio + prova + CTA).

Performance Max (PMax): utile, ma solo con governance

PMax può essere ottimo nel B2B quando hai già:

  • tracciamento conversioni stabile;
  • landing solide;
  • segnali di audience e first-party data;
  • asset creativi (testi, immagini, video).

Il rischio di PMax, se impostata male, è fare volume su query poco qualificate. Nel B2B la governance è fondamentale: obiettivi chiari, esclusioni, asset group ben separati, e monitoraggio del tipo di lead generato.

Demand Gen (ex Discovery): generare domanda latente

Demand Gen è utile per portare traffico qualificato quando il mercato non cerca attivamente o quando vuoi ampliare la domanda. Nel B2B può funzionare bene per:

  • webinar e eventi;
  • white paper e report;
  • case study;
  • demo guidate;
  • offerte “entry” che filtrano curiosi.

YouTube Ads: fiducia e prova sociale

Nel B2B YouTube non serve solo per “brand”. Serve per accelerare la fiducia. Un video breve con demo, risultati e casi reali può ridurre l’attrito e aumentare il tasso di conversione delle campagne Search tramite remarketing.

Lead Form Ads: contatti senza landing (ma attenzione alla qualità)

I moduli lead integrati permettono di generare contatti senza mandare l’utente su una landing. Nel B2B possono essere utili per top/middle funnel, ma vanno gestiti con attenzione:

  • inserisci domande di qualificazione (es. ruolo, dimensione azienda);
  • definisci follow-up rapido (entro 5-15 minuti se possibile);
  • collega al CRM per scoring e routing.

5) Comunicazione e qualità dell’annuncio: nel B2B vince chi è più specifico

comunicazione

In Google Ads, soprattutto nel B2B, l’annuncio non deve essere “bello”. Deve essere chiaro, credibile e coerente con l’intento di ricerca. Google valuta anche la qualità: pertinenza, CTR atteso, esperienza landing page. Questi fattori incidono su CPC e posizione.

Messaggio: problema → soluzione → prova

Nel B2B l’utente vuole capire subito: “questa azienda è adatta a me?”. Ecco perché la struttura migliore spesso è:

  • problema: cosa risolvi (es. ritardi produzione, lead scarsi, processi manuali);
  • soluzione: cosa offri (software, consulenza, impianto, servizio);
  • prova: certificazioni, numeri, clienti, risultati;
  • CTA: demo, preventivo, consulenza.

CTA professionali (non “Compra ora”)

Le Call To Action B2B efficaci sono consulenziali: “Richiedi demo”, “Prenota consulenza”, “Ricevi analisi”, “Richiedi preventivo”. La CTA deve essere coerente con la landing, altrimenti la conversione cala.

Estensioni (asset): nel B2B sono fondamentali

Nel B2B le estensioni aumentano credibilità e CTR. Le più utili spesso sono:

  • callout (es. “Certificazioni”, “Assistenza tecnica”, “Industria 4.0”);
  • sitelink (es. “Case study”, “Settori serviti”, “Demo”, “Contatti”);
  • snippet strutturati (servizi, categorie);
  • immagini (se coerenti e professionali).

6) Landing Page B2B: la pagina che trasforma click costosi in lead qualificati

Crea una Landing Page

La landing page è spesso l’elemento che determina il successo o il fallimento della strategia. Nel B2B, una landing page ottimizzata deve rispondere alle domande razionali del decision maker.

Elementi essenziali di una landing B2B che converte

  • headline chiara e specifica (non generica);
  • value proposition con benefici misurabili;
  • settori serviti (aiuta l’identificazione);
  • prova sociale (loghi, recensioni, casi, numeri);
  • processo (come lavorate, in 3-5 step);
  • CTA ripetute nei punti giusti;
  • form che qualifica senza spaventare;
  • FAQ per ridurre obiezioni.

Modulo: nel B2B può (e deve) qualificare

Nel B2C spesso conviene un modulo breve. Nel B2B, invece, un minimo di qualificazione può aumentare la qualità del lead e ridurre il lavoro commerciale inutile. Esempi di campi utili:

  • ruolo (titolare, acquisti, tecnico, IT);
  • dimensione azienda (fasce);
  • esigenza principale (scelta guidata);
  • tempistiche (subito / 1-3 mesi / 3-6 mesi);
  • budget indicativo (se ha senso nel tuo settore).

Leggi anche: Cos’è lead generation

7) Tracking e misurazione: dal click alla pipeline

Se vuoi davvero generare lead con Google Ads nel B2B, devi misurare oltre il “contatto”. Nel B2B il vero KPI è la pipeline (opportunità) e le vendite.

Tracciamenti indispensabili

  • GA4 + Google Tag Manager;
  • conversioni Google Ads (invio form, chiamate, appuntamenti);
  • Enhanced Conversions (dove possibile);
  • eventi micro-conversione (scroll, click CTA, download);
  • import conversioni offline (SQL, opportunità, chiusure).

Import delle conversioni offline: il salto di qualità nel B2B

Molte aziende B2B chiudono vendite dopo telefonate, email, meeting, trattative. Se non importi questi esiti in Google Ads, l’algoritmo ottimizza “al buio” e rischia di favorire lead facili ma inutili.

Il lavoro corretto è collegare CRM e pipeline a Google Ads (anche con import periodico): in questo modo l’AI può ottimizzare verso lead che diventano opportunità reali, non solo moduli compilati.

8) AI e Predictive Bidding: come usare l’AI per aumentare qualità e ridurre sprechi

L’intelligenza artificiale dentro Google Ads non è un “optional”: è il cuore delle strategie moderne. Ma nel B2B va governata, perché l’algoritmo tende a massimizzare conversioni e volume se non gli dai segnali di qualità.

Smart Bidding: cosa fa davvero

Le strategie di Smart Bidding (Target CPA, Maximize Conversions, Target ROAS) analizzano segnali in tempo reale e modificano l’offerta in base alla probabilità di conversione. Alcuni segnali tipici:

  • device e sistema operativo;
  • località e intenzione geografica;
  • orario e giorno;
  • query e contesto;
  • audience signals e comportamento;
  • storico account e dati conversione.

Predictive Bidding nel B2B: come farlo funzionare

Nel B2B l’obiettivo non è solo “più lead”. È “migliori lead”. Per far funzionare davvero il predictive bidding devi:

  • stabilizzare tracking (conversioni pulite, no duplicati);
  • definire conversioni di qualità (es. MQL, SQL) e importarle;
  • usare value-based quando possibile (valore diverso per lead diversi);
  • segmentare campagne (non miscelare intenti troppo diversi);
  • gestire budget e limiti per evitare espansioni sbagliate.

Quando il sistema riceve segnali corretti, l’AI diventa un alleato reale: concentra budget su utenti più propensi a diventare opportunità, riduce sprechi e rende la lead generation con Google Ads più sostenibile.

9) Gestione budget nel B2B: non ragionare solo in CPL

Nel B2B il costo per lead può essere alto. Ma ciò che conta è il costo per opportunità e il valore cliente. Un lead da 30€ può essere inutile, un lead da 120€ può generare un contratto da 20.000€.

Per questo la gestione budget deve basarsi su una catena KPI:

  • CPL (costo per lead)
  • MQL rate (lead qualificati marketing)
  • SQL rate (lead accettati dal commerciale)
  • Win rate (chiusure)
  • ACV/LTV (valore cliente)

Inoltre, serve una strategia di allocazione: più budget al bottom funnel, una quota al middle funnel e una parte al top funnel (per alimentare il futuro).

Per approfondire scenari, soglie minime e logiche di investimento: costi e budget Google Ads + Calcolatore budget Google Ads.

10) Remarketing e nurturing: nel B2B il 90% si decide dopo

Nel B2B raramente si converte al primo click. Qui entra in gioco il remarketing: non per “inseguire”, ma per restare presenti nel ciclo decisionale.

Strategie tipiche:

  • remarketing su visitatori landing (con messaggi più specifici);
  • sequenze YouTube (demo, case study, testimonianze);
  • remarketing su download/lead magnet;
  • campagne su liste CRM (dove applicabile).

Il nurturing non è solo pubblicità: è anche email, contenuti, follow-up commerciale e automazioni. La pubblicità serve a mantenere presenza e accelerare la fiducia.

11) Integrazione CRM: la differenza tra “contatti” e pipeline

Se fai lead generation con Google Ads nel B2B senza CRM, stai rinunciando a metà del potenziale. Il CRM permette di:

  • assegnare lead al commerciale giusto;
  • tracciare follow-up e tempi di risposta;
  • misurare qualità (MQL/SQL) e win rate;
  • importare conversioni offline per migliorare l’AI.

12) Interlink strategico: Ads + SEO + Demand Intelligence (ecosistema WMA)

Google Ads funziona meglio quando non è isolato. Nel B2B, un ecosistema integrato permette di ridurre costi e aumentare qualità. Tre pilastri chiave:

  • SEO: cattura domanda organica e abbassa dipendenza dal paid. Link utile: Strategie SEO.
  • CRM: trasforma lead in pipeline e vendite. Link utile: CRM Marketing.
  • Demand Intelligence: analizza domanda e priorità, collega keyword a opportunità e piani d’azione. Link utile: Demand Intelligence.

Quando questi elementi lavorano insieme, puoi usare Ads per accelerare, SEO per consolidare e Demand Intelligence per scegliere dove investire. Il risultato è un sistema più robusto e meno “dipendente” da una singola leva.

13) Errori comuni da evitare (quelli che fanno perdere soldi)

  • Keyword troppo generiche senza controllo e negative list.
  • Landing non dedicate (mandare tutto in homepage è quasi sempre un errore).
  • Form non qualificanti o troppo lunghi senza valore percepito.
  • Nessun nurturing: ti aspetti che decidano al primo click.
  • Tracking incompleto: ottimizzi su metriche sbagliate.
  • Automazioni senza governance: PMax e broad match senza segnali di qualità.

Il punto è semplice: Google Ads amplifica ciò che hai. Se funnel, offerta e pagina sono deboli, amplifichi debolezza. Se sono forti, amplifichi risultati.

14) Ottimizzazione continua: il metodo per migliorare mese dopo mese

La lead generation con Google Ads non è un progetto “one shot”. È un processo iterativo. In pratica, ogni mese dovresti lavorare su:

  • query report e keyword negative;
  • test annunci (RSA) con nuove angolazioni;
  • ottimizzazione landing (CRO) e form;
  • segmentazione funnel (bottom/middle/top);
  • qualità lead (MQL/SQL) con feedback commerciale;
  • strategie bidding e budget allocation.

Quando l’ottimizzazione è sistematica, la performance tende a migliorare: CPL più stabile, lead più coerenti, pipeline più prevedibile.

Conclusione

Generare lead con Google Ads nel B2B significa costruire un sistema: targeting accurato, keyword ad alto intento, comunicazione specifica, landing page orientate alla conversione, tracking completo, nurturing e integrazione CRM.

Quando a tutto questo aggiungi AI e predictive bidding governati correttamente, Google Ads diventa uno dei canali più solidi per alimentare la crescita commerciale. E quando lo integri con SEO e Demand Intelligence, smette di essere “pubblicità” e diventa un asset strategico.

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13,4 min readPublished On: Febbraio 18th, 2026Last Updated: Febbraio 19th, 2026Categories: Advertising, Acquisire clienti, Generare LeadTags: ,

About the Author: Gentian

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Gentian Hajdaraj, titolare di Web Marketing Aziendale, è un Lead Generation Strategist che lavora nel mondo del marketing online da oltre dieci anni. E' autore del libro: “Le Nuove Regole del Web Marketing” & "eCommerce Reload".

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